sabato 31 gennaio 2009
La violenza sulle donne non è una questione di sicurezza pubblica.
Non è un caso che la grande risonanza data a questi episodi di violenza avvenga proprio alla vigilia della votazione al Senato del “pacchetto sicurezza” (DDL 733) per giustificarne le misure vergognosamente razziste e repressive.
Ribadiamo qui, contro chi usa la questione della violenza sulle donne solo quando fa più comodo, a scopi elettorali e mediatici, che la violenza sulle donne la fanno gli uomini, non è una questione di ordine pubblico, né di sicurezza, né tanto meno è relazionata alla provenienza geografica dell'uomo. Purtroppo è la stessa società in cui viviamo a legittimare un vera e propria cultura dello stupro, basti pensare alle recenti dichiarazioni del premier italiano, secondo il quale gli stupri POSSONO SEMPRE CAPITARE, dunque sono INEVITABILI, a meno che non si riesca a stanziare un soldato per ogni bella ragazza.
Ricordiamo che l'80% dei casi di violenza sulle donne avviene all'interno delle mura domestiche, e non per strada, e soprattutto è agita da mariti, compagni, fidanzati, fratelli e padri, non da perfetti sconosciuti, né tantomeno da migranti. Ci chiediamo perché a questo dato non venga data tanta risonanza, come ci chiediamo perché non ha fatto scalpore la notizia della donna rumena stuprata nello scorso ottobre dal datore di lavoro italiano. Evidentemente l'interesse della classe politica non è quello di risolvere la questione della violenza sulle donne, ma creare dei nemici sociali, in particolare individuati nei cittadini migranti, sui quali direzionare il malcontento della gente, sempre più strangolata dalle conseguenze della crisi economica, dalla mancanza di uno stato sociale efficiente, dal precariato diffuso sul lavoro.
Le politiche razziste del governo sono direttamente responsabili di episodi quali l'aggressione da parte di Forza Nuova ai danni di cittadini rumeni avvenuta a Guidonia.
La violenza sulle donne non è un fenomeno nuovo, ma un pesante fardello culturale che ci portiamo dietro da secoli. E' la spia di una società in cui l'uguaglianza tra i sessi è puramente formale, ma vede le donne svantaggiate dal punto di vista occupazionale (ricordiamo che in Italia l'occupazione femminile presenta una delle percentuali più basse d'Europa, nonostante le donne siano mediamente più istruite degli uomini), dal punto di vista economico, dal punto di vista sociale. Una società che propone ancora un modello di donna succube e sottomessa all'uomo, o in quanto oggetto di piacere sessuale o in quanto moglie e madre reclusa nella prigione domestica.
La questione della violenza sulle donne è il portato di una cultura misogina e non si risolve con l'ordine pubblico, con l'incremento dei poliziotti nelle strade o cercando di individuare una categoria di “stranieri nemici” secondo logiche apertamente razziste.
La violenza sulle donne potrà essere risolta solo all'interno una società in cui
venga promosso il rispetto per le differenze di cultura, di provenienza geografica, di genere, di orientamento sessuale.
Gruppo Donne CSOA Ex Snia
martedì 21 ottobre 2008
Interventi dall'assemblea su reddito/lavoro/precarietà del 27 settembre 2008
Link per scaricare gli innterventi dell'assemblea del 27 settembre del
tavolo 4 (reddito/lavoro/precarietà).
Si può scaricare o leggere dal blog
insieme alla locandina dell'mfpr contro il D.d.L. Carfagna :
http://dossiertavolo4flat.blogspot.com/
mercoledì 24 settembre 2008
Opuscolo informativo sulla pillola abortiva RU486
In Italia l'IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) viene praticata quasi ovunque solo con intervento chirurgico, anche se la scienza si e' evoluta e ha trovato nuovi metodi, meno dispendiosi economicamente e meno traumatici per la salute psico-fisica della donna, come quello farmacologico della RU486.
RU486: UN PO’ DI STORIA
Nel
Nel 1980 : Viene sintetizzato il primo anti-ormone conosciuto sotto il nome di RU 486 (RU come Roussel-Uclaf, il laboratorio francese dove si svolgono queste ricerche)
Dal 1982 al 1987 : si apre un periodo di sperimentazione della RU 486 sotto l’indicazione di abortivo. Le prove verranno condotte in una ventina di paesi , tra cui : Francia, Stati Uniti, Svezia, Inghilterra, Svizzera, Cina ; con l’appoggio dell’OMS in vari Paesi europei e dell’America Latina (Finlandia, Messico, Cile..) anche nell’Asia del Sud Ovest. Durante questo periodo si inizia a combinare la somministrazione dell’RU 486 con una prostaglandina, permettendo così al metodo di raggiungere la piena efficacia .
Dal 1987 al 1993 la pillola RU486 viene omologata e autorizzata in vari paesi : dall’88 in Cina; in Francia nell’89 Roussel –Uclaf comincia la distribuzione dell’RU 486su grande scala nei centri IVG francesi.
Nel
Nel
Dal 1992 al 1994 : inizio delle ricerche sulle altre indicazioni dell’RU 486. Nel 1992, uno studio effettuato in Scozia utilizza
COME AGISCE LA RU486?
Il principio attivo della pillola Mifegyne è il mifepristone, che in Italia non è ancora registrato, motivo per cui in quasi tutti gli ospedali non si pratica l’aborto farmacologico. Il mifepristone contrasta l’azione del progesterone, e quindi è in grado di interrompere, se assunto al momento opportuno, una gravidanza indesiderata in un'altissima percentuale di casi. Il progesterone è infatti l'ormone chiave della gravidanza: prepara la mucosa uterina all'annidamento dell'ovulo fecondato, riduce la capacità dell’utero di contrarsi ed è necessario nel corso di tutta la gravidanza per il normale sviluppo dell’embrione. Molti aborti spontanei sono dovuti a un’insufficienza progestinica. Il progesterone è prodotto in massima parte dal "corpo luteo", organo che si forma nell'ovaio dopo l'ovulazione. Questo, pur conservando la sua funzione per tutto il periodo gestazionale, viene man mano, durante la gravidanza, sostituito dalla placenta nella produzione dell'ormone.
L'RU 486, che non è un ormone, agisce occupando i recettori del progesterone, impedendogli in questo modo di svolgere la sua azione biologica specifica. Se assunto anche per breve tempo nelle prime settimane di gravidanza, determina il distacco dell'embrione e quindi l'interruzione della gravidanza. In pratica, sostituisce il bisturi attivando gli stessi meccanismi che causano l’aborto spontaneo.
COME AVVIENE
Prima di procedere è necessario determinare esattamente lo stadio della gravidanza perché l’efficacia del farmaco è massima elle primissime fasi: è necessario infatti che la gravidanza non abbia superato la settima settimana (il 49° giorno dall'ultimo ciclo mestruale), periodo entro il quale le possibilità che il metodo farmacologico agisca con successo sono altissime, e minime quelle di dover ricorrere all’intervento chirurgico per incompleta o mancata espulsione dell'embrione. Oltre questo periodo diminuisce l'efficacia in quanto il livello del progesterone diviene troppo elevato. Bisogna inoltre accertarsi preventivamente che non sia in atto una gravidanza extrauterina (può essere sufficiente un’ecografia).
La procedura abortiva prevede la somministrazione di 600 mg di mifepristone seguita, dopo due giorni, dalla somministrazione di una prostaglandina, generalmente il misoprostolo, che ha la proprietà di indurre la contrazione uterina per agevolare l'espulsione dei tessuti embrionali. Di norma, al massimo entro due settimane dalla somministrazione del secondo farmaco si produce l’aborto spontaneo, ma nel 75% dei casi l’aborto si verifica già entro 24 ore dall’assunzione della prostaglandina.
Ovviamente, se il trattamento non ha effetto è necessario comunque procedere chirurgicamente.
Si ritiene che
Peraltro, vista la sua azione, per questo farmaco è stato ipotizzato anche l’impiego nel trattamento del tumore della mammella, dell’endometriosi e della sindrome di Cushing, tutte malattie il cui andamento dipende proprio dall’azione degli ormoni sui tessuti interessati (mammella, utero, ecc…).
CHE SUCCEDE IN ITALIA? I PRIMI INTERVENTI CON IL METODO FARMACOLOGICO
All’ospedale Sant’Anna di Torino dal settembre 2005 sono state avviate le sperimentazioni per l’utilizzo della RU486 e si è ormai vicini al traguardo dei 400 casi previsti dal protocollo per uscire dalla fase della sperimentazione.
All’inizio, però, nonostante i sì del Comitato bioetico regionale e dalla Regione, il progetto era finito sotto l’inchiesta della magistratura Alcuni passaggi del cosiddetto «consenso informato» che devono firmare le donne avevano ingenerato infatti nella magistratura torinese dubbi sulle modalità della sperimentazione: si riteneva che la sperimentazione non rispettasse la legge 194 del
Nel novembre
Immediata e dura l’opposizione dell’allora ministro della Sanità Storace, il quale ha dichiarato che
Il mondo scientifico italiano ha invece fatto notare come non ci sia alcun bisogno di sperimentazione per un farmaco in uso già da 14 anni in Francia e da poco meno in quasi tutto il mondo, e che il fatto che in Italia non sia ancora stato registrato è un problema solo politico.
Un altro motivo della mancata registrazione è dato dal fatto che in Italia a livello culturale e di coscienza collettiva, soprattutto nel mondo maschile, (e gli uomini non solo sono in maggioranza nelle aule parlamentari, ma occupano i posti di potere nei ministeri, negli ospedali e delle istituzioni di ricerca scientifica), prevale una latente condanna della pratica abortiva, per cui la donna che decide di abortire è considerata una reietta e come tale è giusto e lecito che soffra il più possibile. In questo senso viene osteggiata duramente l’introduzione di un metodo meno invasivo e doloroso per un’esperienza, quella dell’aborto, che in sé è drammatica e traumatica per tutte le donne.
Anche il «padre» della Ru-486, il francese Etienne Emile Baulieu, è sorpreso dalla situazione italiana: «Da voi vige una pregiudiziale imposta dal Vaticano e contro ogni evidenza scientifica: il farmaco è sicuro, efficace, senza effetti secondari importanti ed è meno traumatico per le donne. Il suo uso favorirebbe l’aborto? Ma allora perché in Francia è andato progressivamente diminuendo?». Lapidario, infine, Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità: «In Italia l’aborto è legale, quindi non vedo perché non andrebbe usata
Recentemente la neo ministra Livia Turco si è espressa favorevolmente all’introduzione del metodo farmacologico per l’interruzione di gravidanza in tutti gli ospedali.
QUANTO COSTA? VALUTAZIONE RISPETTO ALL’ABORTO CHIRURGICO
Il prezzo omnicomprensivo, rappresentante il valore complessivo di intervento e degenza per l’aborto chirurgico e' di circa 760 euro ( ma non esiste un elenco specifico per le varie spese, almeno nel servizio pubblico).
Per l’acquisto delle pillole necessarie all’aborto farmacologico invece si rilevano i seguenti dati: in Belgio il prezzo della confezione Mifegyne della Exelgyn (tre compresse da 200mg) e' stato fissato per legge dal ministro dell'economia a 63,52 euro, in Spagna a 12.000 pesetas (circa 62 euro).
Se andiamo in una clinica statunitense per un'interruzione di gravidanza (visite, test ed esami compresi) si spende una cifra che puo' oscillare tra i 200 e i 350 dollari.











